Italia: Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU)

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Associazione Nazionale Docenti Universitari
Actualizado: fai 13 horas 25 min

IIT e DI MAIO: UN COLPO DI FULMINE

Xov, 18/01/2018 - 18:48

1. M5S OGGI SU IIT
2. M5S IERI SU IIT
3. COSA E’ L’IIT

1. M5S OGGI SU IIT:
Luigi Di Maio (M5S) in visita all’IIT di Genova ha dichiarato con grande entusiasmo: “noi lo sosteniamo senza se e senza ma”, “questo e’ il nostro modello di paese”. V. link del video in fondo.

2. M5S IERI SU IIT:
- On. Vacca (M5S): “un giorno il Presidente del Consiglio si è svegliato e non si capisce in base a quali criteri e per quale motivo ha deciso che nelle zone Expo dovesse insediarsi, appunto, l’Istituto italiano di tecnologia.”
Intervento alla Camera del 19 gennaio 2016. Cliccare (a pag. 15) qui
- On. Cariello (M5S): “L’istituzione di tale Fondazione (Human Technopole) reca non poche perplessità per le modalita’ seguite (affidamento diretto e senza alcuna competizione all’IIT di tale progetto di ricerca con trasferimento di ingenti risorse pubbliche. La ricerca applicata alla salute esige la massima indipendenza e non certo il «controllo» del MEF, del Governo e della politica e a tale scopo esistono già Università pubbliche, il CNR e l’Istituto Superiore di Sanità, i cui giovani ricercatori sono sottopagati se non costretti a fuggire all’estero!”
Intervento alla Camera del 25 novembre 2016. Cliccare (a pag. 136) qui.

3. COSA E’ L’IIT
 Nel documento dell’ANDU “IIT anche a Milano” del 2016 tra l’altro si scriveva: “Va ricordato che l’IIT è nato nel 2004 per volontà del Ministero guidato da Tremonti, quando Vittorio Grilli era Ragioniere Generale dello Stato (poi direttore generale del Dipartimento del tesoro) e che della sua governance lo stesso Grilli ha sempre fatto parte (prima come commissario unico e poi come presidente, eccetto per il periodo in cui ha ricoperto le cariche prima di vice-ministro e poi di ministro dell’Economia)”. Ora Vittorio Grilli fa di nuovo parte della governance dell’IIT in qualità di Chairman del Consiglio. 
 Nel documento dell’ANDU si commentavano le critiche all’IIT della senatrice Cattaneo, la nascita e la natura dell’IIT, il ruolo della Confindustria e della CRUI.

 ==== Per leggere il documento dell’ANDU sull’IIT cliccare qui.
==== Per ascoltare ‘in diretta’ le dichiarazioni di Di Maio (M5S) sull’IIT cliccare qui.

Categorías: Universidade

“CORRUZIONE”. TU VUO’ FA’ L’AMERICANO MA …

Lun, 02/10/2017 - 11:54

Ancora la BUFALA delle “scelte locali responsabili”

  1. LE SCELTE SONO GIA’ TUTTE LOCALI

  2. I FINTI “CONCORSI” LOCALI

  3. ABOLIRE L’ABILITAZIONE, FOGLIA DI FICO

  4. NON ABOLIRE STATO GIURIDICO E VALORE LEGALE

  5. LA RADICE DEL MALE: LA COOPTAZIONE PERSONALE

  6. PROVE ESCLUSIVAMENTE NAZIONALI

  7. FANTINI E CAVALLI

Dopo l’arresto di alcuni professori universitari si è scatenata la gara a chi spara di più contro l’Università tout court, arrivando a denunciare un sistema concorsuale “quasi mafioso”. A fronte di questa grave accusa, la soluzione prevalentemente indicata per rimediare a ciò è quella ‘all’americana': smettiamola con i concorsi e rendiamo trasparenti le scelte affidandole direttamente all’autonomia responsabile dei dipartimenti.

1. LE SCELTE SONO GIA’ TUTTE LOCALI

In realtà da SEMPRE l’ingresso in tutte le figure pre-ruolo e in ruolo (prima l’assistente e poi il ricercatore a tempo indeterminato) sono avvenute e avvengono attraverso scelte locali e dal luglio del1998 sono localmente scelti anche i professori ordinari e associati, così come stabilito da una legge voluta da Luigi Berlinguer.

2. I FINTI “CONCORSI” LOCALI

Prima dell’approvazione della Legge Berlinguer, l’ANDU aveva previsto che “con questa legge i concorsi locali a ordinario e ad associato risulteranno una finzione come da sempre lo sono quelli a ricercatore. Localismo, nepotismo e clientelismo, già ampiamente esercitati nei concorsi per l’ingresso nella docenza, saranno praticati anche nell’avanzamento nella carriera, in misura di gran lunga superiore a quanto sperimentato con gli attuali meccanismi concorsuali” (“Università Democratica”, n. 162-163, p. 5).

E nel dicembre 1998 l’ANDU ha aggiunto: “ora anche la carriera deve essere decisa attraverso una cooptazione personale da parte di quelli che una volta si chiamavano baroni ed è ad essi che bisognerà affidarsi, con adeguati comportamenti anche umani, per vincere concorsi che sono considerati, non a torto, una mera perdita di tempo, un fastidioso ritardo all’attuazione di una scelta già operata.” (“Università Democratica”, n. 168-169, p. 7).

E’ interessante leggere le posizioni di coloro che allora hanno sollecitato l’approvazione della Legge Berlinguer: Eco, Panebianco, De Rienzo, Schiavone, Pera.

3. ABOLIRE L’ABILITAZIONE, FOGLIA DI FICO

Da sempre l’ANDU ha definito l’abilitazione nazionale un concorso senza posti: avrebbe dovuta essere un giudizio individuale, ma di fatto è una valutazione comparativa che permette ai commissari di abilitare i propri allievi (e quelli dei colleghi ‘amici’) consentendogli di partecipare (e vincere) a un finto concorso locale, e di impedirlo, bocciandoli, agli allievi dei loro ‘avversari’.

L’abilitazione nazionale, costosa e dannosa, ha tenuto a bagnomaria migliaia di candidati e ha aumentato il potere dell’ANVUR, che ha inventato e imposto alle commissioni i più ‘fantasiosi’ criteri.

Le abilitazioni nazionali sono la foglia di fico per rendere ancora più ‘libere’ le scelte locali, una mera perdita di tempo, come ammettono implicitamente coloro stessi che dettano le leggi sull’Università e che per scegliere i professori eccellenti (“Cattedra Natta”) hanno eliminato le abilitazioni nazionali (che evidentemente vanno invece bene per i professori ‘normali’), prevedendo solo commissioni nazionali composte da chi ‘gestisce’ il MIUR, con l’ipotizzata compartecipazione di ANVUR, CRUI e CUN.

Purtroppo non pochi sono ‘andati dietro’ alle abilitazioni, impegnandosi a denunciare i comportamenti delle commissioni e il ruolo dell’ANVUR, invece di chiedere ‘semplicemente’ l’abolizione delle abilitazioni e dell’ANVUR, un organismo dichiaratamente concepito e costituito per commissariare l’Università, condizionando pesantemente la ricerca e la didattica.

4. NON ABOLIRE STATO GIURIDICO E VALORE LEGALE

Va aggiunto che con gli attuali concorsi locali (e ancor più con l’abolizione anche formale dei concorsi) si va verso la completa abolizione dello stato giuridico nazionale dei docenti (mansioni, cariche, retribuzione, ecc.) e verso l’abolizione del valore legale della laurea (differenziazione tra gli Atenei, con emarginazione o chiusura della maggior parte di essi), abolizione quest’ultima che viene ora rilanciata dall’accademia che ha facile accesso nei ‘grandi’ giornali (Ichino, Cacciari, De Nicola).

5. LA RADICE DEL MALE: LA COOPTAZIONE PERSONALE

Chiedere la totale autonomia degli Atenei nella scelta di chi deve formarsi alla docenza, di chi deve entrarci e di chi deve fare carriera, significa non volere vedere (o far finta di non vedere) che questa autonomia c’è sempre stata e che in realtà essa non è mai stata dell’Ateneo o del Dipartimento ma del singolo ‘maestro’ che sceglie il suo allievo fin dalla tesi di laurea, per poi ‘sistemarlo’ in varie situazioni precarie, e quindi immetterlo in ruolo con un concorso rigorosamente locale e totalmente controllato dal ‘maestro’ stesso. Durante tutto questo percorso l’allievo dipende scientificamente e umanamente dal suo ‘maestro’ ed è privato di ogni autonomia scientifica e didattica. Tale dipendenza continua anche nell’avanzamento della carriera, perché dal ‘maestro’ dipenderà il bando e il superamento dei concorsi ad associato e a ordinario.

La cooptazione personale, con i suoi ‘annessi’ di localismo, nepotismo, clientelismo e familismo, connota l’Università italiana: per chi fa parte o vuole fare parte dell’accademia italiana è praticamente impossibile sottrarsi a questa ‘atavica’ regola.

E non ha alcun senso difendere il sistema italiano della cooptazione locale sostenendo che questo è il meccanismo positivamente in vigore in altri Paesi, Paesi che hanno da secoli cultura e tradizioni accademiche profondamente diverse dalle nostre.

Come non ha alcun senso proporre una valutazione ex-post delle scelte locali (cioè del singoli ‘maestri’) che consenta di punire le scelte sbagliate. Chi effettuerà e con quali criteri tale valutazione? L’ANVUR? E chi (il ‘maestro’, il dipartimento, l’ateneo) e quando e come sarà punito?

“L’unica soluzione possibile” a tutto ciò l’ha trovata Roberto Perotti: assegnare i fondi ai dipartimenti “in base a giudizi di esperti internazionali”. Insomma, visto che l’accademia italiana non è in grado di cambiare da sola, facciamo ricorso a ‘immacolati extraterrestri’. Rimarrebbe comunque da individuare chi (e come) sceglierebbe questi “esperti”: punto e a capo.

6. PROVE ESCLUSIVAMENTE NAZIONALI

Bisogna liberare l’Università italiana dalla cooptazione personale, e rendere il più disinteressato possibile la formazione, il reclutamento e la carriera dei docenti: all’autonomia/arbitrio del singolo ‘maestro’ bisogna sostituire l’autonomia delle comunità scientifiche nazionali.

Per superare la cooptazione personale occorre che ogni ingresso in TUTTE le figure pre-ruolo (a partire dal dottorato di ricerca) e di ruolo avvenga a livello nazionale con commissioni sorteggiate, escludendo gli appartenenti agli atenei interessati e prevedendo che non vi sia più di uno dello stesso ateneo. E per l’ingresso nel ruolo docente, per indebolire ancor più la logica dell’appartenenza, le commissioni concorsuali devono stilare una graduatoria dei vincitori per consentire, a scalare, la scelta degli Atenei in cui prendere servizio tra quelli dove erano stati collocati i posti.

Per gli avanzamenti da un livello all’altro della docenza si deve prevedere una valutazione dell’attività di ricerca e didattica svolta dal singolo docente da parte di una commissione nazionale composta come quella per i concorsi d’ingresso in ruolo e all’esito positivo deve conseguire l’immediato e completo riconoscimento dell’avanzamento, senza ulteriori prove locali e con l’aumento retributivo a carico di un apposito fondo nazionale.

Solo con i concorsi nazionali, nel pre-ruolo e per l’ingresso in ruolo, e con l’idoneità nazionale, per i passaggi di livello, sganciati sia dai gruppi di potere locali sia da quelli nazionali, si può far diventare sereni e qualificati la formazione, il reclutamento e la progressione di carriera, le cui gestioni oggi costituiscono l’attività accademica non secondaria dei ‘maestri’ (bando dei posti, composizione delle commissioni, ‘gestione’ delle prove).

In tal modo si darebbe più spazio a una attività di ricerca non esclusivamente mirata a vincere un posto contro altri, spesso con detrimento per l’attività didattica attualmente non valorizzata o, peggio, ritenuta dannosa ai fini del superamento di un concorso, oltre che a migliorare la “qualità della vita” dei docenti.

7. FANTINI E CAVALLI

“Le corse non le vincono i cavalli ma le vincono i fantini” è la ‘battuta’ riportata da Umberto Galiberti. La ‘battuta’ era stata fatta durante un concorso universitario. Per fare vincere i “cavalli” bisogna finalmente abolire i “fantini” e chiudere gli ippodromi.

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