Italia: Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU)

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Associazione Nazionale Docenti Universitari
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“CORRUZIONE”. TU VUO’ FA’ L’AMERICANO MA …

Lun, 02/10/2017 - 11:54

Ancora la BUFALA delle “scelte locali responsabili”

  1. LE SCELTE SONO GIA’ TUTTE LOCALI

  2. I FINTI “CONCORSI” LOCALI

  3. ABOLIRE L’ABILITAZIONE, FOGLIA DI FICO

  4. NON ABOLIRE STATO GIURIDICO E VALORE LEGALE

  5. LA RADICE DEL MALE: LA COOPTAZIONE PERSONALE

  6. PROVE ESCLUSIVAMENTE NAZIONALI

  7. FANTINI E CAVALLI

Dopo l’arresto di alcuni professori universitari si è scatenata la gara a chi spara di più contro l’Università tout court, arrivando a denunciare un sistema concorsuale “quasi mafioso”. A fronte di questa grave accusa, la soluzione prevalentemente indicata per rimediare a ciò è quella ‘all’americana': smettiamola con i concorsi e rendiamo trasparenti le scelte affidandole direttamente all’autonomia responsabile dei dipartimenti.

1. LE SCELTE SONO GIA’ TUTTE LOCALI

In realtà da SEMPRE l’ingresso in tutte le figure pre-ruolo e in ruolo (prima l’assistente e poi il ricercatore a tempo indeterminato) sono avvenute e avvengono attraverso scelte locali e dal luglio del1998 sono localmente scelti anche i professori ordinari e associati, così come stabilito da una legge voluta da Luigi Berlinguer.

2. I FINTI “CONCORSI” LOCALI

Prima dell’approvazione della Legge Berlinguer, l’ANDU aveva previsto che “con questa legge i concorsi locali a ordinario e ad associato risulteranno una finzione come da sempre lo sono quelli a ricercatore. Localismo, nepotismo e clientelismo, già ampiamente esercitati nei concorsi per l’ingresso nella docenza, saranno praticati anche nell’avanzamento nella carriera, in misura di gran lunga superiore a quanto sperimentato con gli attuali meccanismi concorsuali” (“Università Democratica”, n. 162-163, p. 5).

E nel dicembre 1998 l’ANDU ha aggiunto: “ora anche la carriera deve essere decisa attraverso una cooptazione personale da parte di quelli che una volta si chiamavano baroni ed è ad essi che bisognerà affidarsi, con adeguati comportamenti anche umani, per vincere concorsi che sono considerati, non a torto, una mera perdita di tempo, un fastidioso ritardo all’attuazione di una scelta già operata.” (“Università Democratica”, n. 168-169, p. 7).

E’ interessante leggere le posizioni di coloro che allora hanno sollecitato l’approvazione della Legge Berlinguer: Eco, Panebianco, De Rienzo, Schiavone, Pera.

3. ABOLIRE L’ABILITAZIONE, FOGLIA DI FICO

Da sempre l’ANDU ha definito l’abilitazione nazionale un concorso senza posti: avrebbe dovuta essere un giudizio individuale, ma di fatto è una valutazione comparativa che permette ai commissari di abilitare i propri allievi (e quelli dei colleghi ‘amici’) consentendogli di partecipare (e vincere) a un finto concorso locale, e di impedirlo, bocciandoli, agli allievi dei loro ‘avversari’.

L’abilitazione nazionale, costosa e dannosa, ha tenuto a bagnomaria migliaia di candidati e ha aumentato il potere dell’ANVUR, che ha inventato e imposto alle commissioni i più ‘fantasiosi’ criteri.

Le abilitazioni nazionali sono la foglia di fico per rendere ancora più ‘libere’ le scelte locali, una mera perdita di tempo, come ammettono implicitamente coloro stessi che dettano le leggi sull’Università e che per scegliere i professori eccellenti (“Cattedra Natta”) hanno eliminato le abilitazioni nazionali (che evidentemente vanno invece bene per i professori ‘normali’), prevedendo solo commissioni nazionali composte da chi ‘gestisce’ il MIUR, con l’ipotizzata compartecipazione di ANVUR, CRUI e CUN.

Purtroppo non pochi sono ‘andati dietro’ alle abilitazioni, impegnandosi a denunciare i comportamenti delle commissioni e il ruolo dell’ANVUR, invece di chiedere ‘semplicemente’ l’abolizione delle abilitazioni e dell’ANVUR, un organismo dichiaratamente concepito e costituito per commissariare l’Università, condizionando pesantemente la ricerca e la didattica.

4. NON ABOLIRE STATO GIURIDICO E VALORE LEGALE

Va aggiunto che con gli attuali concorsi locali (e ancor più con l’abolizione anche formale dei concorsi) si va verso la completa abolizione dello stato giuridico nazionale dei docenti (mansioni, cariche, retribuzione, ecc.) e verso l’abolizione del valore legale della laurea (differenziazione tra gli Atenei, con emarginazione o chiusura della maggior parte di essi), abolizione quest’ultima che viene ora rilanciata dall’accademia che ha facile accesso nei ‘grandi’ giornali (Ichino, Cacciari, De Nicola).

5. LA RADICE DEL MALE: LA COOPTAZIONE PERSONALE

Chiedere la totale autonomia degli Atenei nella scelta di chi deve formarsi alla docenza, di chi deve entrarci e di chi deve fare carriera, significa non volere vedere (o far finta di non vedere) che questa autonomia c’è sempre stata e che in realtà essa non è mai stata dell’Ateneo o del Dipartimento ma del singolo ‘maestro’ che sceglie il suo allievo fin dalla tesi di laurea, per poi ‘sistemarlo’ in varie situazioni precarie, e quindi immetterlo in ruolo con un concorso rigorosamente locale e totalmente controllato dal ‘maestro’ stesso. Durante tutto questo percorso l’allievo dipende scientificamente e umanamente dal suo ‘maestro’ ed è privato di ogni autonomia scientifica e didattica. Tale dipendenza continua anche nell’avanzamento della carriera, perché dal ‘maestro’ dipenderà il bando e il superamento dei concorsi ad associato e a ordinario.

La cooptazione personale, con i suoi ‘annessi’ di localismo, nepotismo, clientelismo e familismo, connota l’Università italiana: per chi fa parte o vuole fare parte dell’accademia italiana è praticamente impossibile sottrarsi a questa ‘atavica’ regola.

E non ha alcun senso difendere il sistema italiano della cooptazione locale sostenendo che questo è il meccanismo positivamente in vigore in altri Paesi, Paesi che hanno da secoli cultura e tradizioni accademiche profondamente diverse dalle nostre.

Come non ha alcun senso proporre una valutazione ex-post delle scelte locali (cioè del singoli ‘maestri’) che consenta di punire le scelte sbagliate. Chi effettuerà e con quali criteri tale valutazione? L’ANVUR? E chi (il ‘maestro’, il dipartimento, l’ateneo) e quando e come sarà punito?

“L’unica soluzione possibile” a tutto ciò l’ha trovata Roberto Perotti: assegnare i fondi ai dipartimenti “in base a giudizi di esperti internazionali”. Insomma, visto che l’accademia italiana non è in grado di cambiare da sola, facciamo ricorso a ‘immacolati extraterrestri’. Rimarrebbe comunque da individuare chi (e come) sceglierebbe questi “esperti”: punto e a capo.

6. PROVE ESCLUSIVAMENTE NAZIONALI

Bisogna liberare l’Università italiana dalla cooptazione personale, e rendere il più disinteressato possibile la formazione, il reclutamento e la carriera dei docenti: all’autonomia/arbitrio del singolo ‘maestro’ bisogna sostituire l’autonomia delle comunità scientifiche nazionali.

Per superare la cooptazione personale occorre che ogni ingresso in TUTTE le figure pre-ruolo (a partire dal dottorato di ricerca) e di ruolo avvenga a livello nazionale con commissioni sorteggiate, escludendo gli appartenenti agli atenei interessati e prevedendo che non vi sia più di uno dello stesso ateneo. E per l’ingresso nel ruolo docente, per indebolire ancor più la logica dell’appartenenza, le commissioni concorsuali devono stilare una graduatoria dei vincitori per consentire, a scalare, la scelta degli Atenei in cui prendere servizio tra quelli dove erano stati collocati i posti.

Per gli avanzamenti da un livello all’altro della docenza si deve prevedere una valutazione dell’attività di ricerca e didattica svolta dal singolo docente da parte di una commissione nazionale composta come quella per i concorsi d’ingresso in ruolo e all’esito positivo deve conseguire l’immediato e completo riconoscimento dell’avanzamento, senza ulteriori prove locali e con l’aumento retributivo a carico di un apposito fondo nazionale.

Solo con i concorsi nazionali, nel pre-ruolo e per l’ingresso in ruolo, e con l’idoneità nazionale, per i passaggi di livello, sganciati sia dai gruppi di potere locali sia da quelli nazionali, si può far diventare sereni e qualificati la formazione, il reclutamento e la progressione di carriera, le cui gestioni oggi costituiscono l’attività accademica non secondaria dei ‘maestri’ (bando dei posti, composizione delle commissioni, ‘gestione’ delle prove).

In tal modo si darebbe più spazio a una attività di ricerca non esclusivamente mirata a vincere un posto contro altri, spesso con detrimento per l’attività didattica attualmente non valorizzata o, peggio, ritenuta dannosa ai fini del superamento di un concorso, oltre che a migliorare la “qualità della vita” dei docenti.

7. FANTINI E CAVALLI

“Le corse non le vincono i cavalli ma le vincono i fantini” è la ‘battuta’ riportata da Umberto Galiberti. La ‘battuta’ era stata fatta durante un concorso universitario. Per fare vincere i “cavalli” bisogna finalmente abolire i “fantini” e chiudere gli ippodromi.

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LA GRAVE INIZIATIVA DEL PRESIDENTE DELLA CRUI E LA RISPOSTA DELLE ORGANIZZAZIONI UNIVERSITARIE

Lun, 25/09/2017 - 09:35
  1. LA GRAVE INIZIATIVA DEL PRESIDENTE DELLA CRUI E LA RISPOSTA DELLE ORGANIZZAZIONI UNIVERSITARIE

  2. IL RUOLO DELLA CRUI E DEL SUO ATTUALE PRESIDENTE

  3. IL RUOLO DEL MIUR
  4. IN ALTERNATIVA ALLA CRUI: Autonomia del Sistema nazionale degli Atenei

  5. E’ NECESSARIO UN ALTRO CUN

 

1. LA GRAVE INIZIATIVA DEL PRESIDENTE DELLA CRUI E LA RISPOSTA DELLE ORGANIZZAZIONI UNIVERSITARIE

La lettera del Presidente della CRUI con la quale pretende di “convocare” le Organizzazioni dei docenti universitari per discutere della regolamentazione degli scioperi è stata rispedita al mittente da ADI, AIDU, AIPAC, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISL Università, CNU, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, CRNSU, Federazione UGL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS Docenti Università, UDU, UIL RUA: la CRUI non ha alcun titolo per “convocare” i docenti, i Rettori non sono “datori di lavoro”, i rapporti della CRUI con il MIUR sono preoccupantemente informali, la Commissione di Garanzia non ha dato alcun incarico alla CRUI, il Presidente della CRUI interferisce gravemente con lo sciopero in corso, la CRUI farebbe bene a confrontarsi con tutte le componenti universitarie sulle questioni veramente urgenti (per leggere il documento unitario cliccare qui).

2. IL RUOLO DELLA CRUI E DEL SUO ATTUALE PRESIDENTE

“Coloro che operano per la demolizione del Sistema nazionale dell’Università statale contano anche sul fatto che manca (non a caso) un organismo elettivo nazionale di rappresentanza che per composizione e poteri possa difenderne l’autonomia dai poteri forti interni ed esterni.

      Ed è invece la CRUI, come essa stessa sostiene, ad agire come “interlocutore primario del Ministro nella individuazione delle scelte strategiche, nonché dei criteri per la valutazione delle performances del sistema, oltre che delle eventuali proposte di nuove normative che riguardano la vita degli Atenei”. E sempre la CRUI si è attribuito “il ruolo di rappresentanza istituzionale e coordinamento del sistema nonché di garanzia e tutela dell’autonomia universitaria.” (dal documento della CRUI del 17.6.04 approvato all’unanimità, naturalmente).

     E per tutelare l’autonomia universitaria la stessa CRUI, “nell’ambito di una consolidata collaborazione” e “per l’attuazione della Riforma Universitaria”, nel novembre 2011 ha stipulato un accordo con la Confindustria. L’accordo è stato sottoscritto da Marco Mancini (allora presidente della CRUI e ora capo del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del MIUR), Stefano Paleari (allora segretario della CRUI e poi presidente della stessa CRUI) e Gianfelice Rocca (allora vice-presidente di Confindustria).

     La CRUI ha sempre elaborato, sostenuto e ‘gestito’ tutte quelle norme che hanno portato alla situazione attuale: cancellazione del diritto allo studio ed estensione del numero chiuso, messa a esaurimento del ruolo dei ricercatori ed esplosione del precariato (con espulsione di migliaia di ricercatori), un sistema di reclutamento e avanzamento localistico (cooptazione personale, con fenomeni di nepotismo e clientelismo), la lotteria delle abilitazioni nazionali (assurdi concorsi senza posto e foglia di fico per arbitrii locali), l’ANVUR (organismo ‘inemendabile’ voluto per commissariare la ricerca e la didattica), l’eliminazione della già poca partecipazione democratica alla gestione degli Atenei (poteri immensi ai rettori-padroni assoluti), distribuzione delle poche risorse a vantaggio degli Atenei più forti e a discapito di quelli svantaggiati, insana competizione tra Atenei invece che virtuosa collaborazione.

      A difesa dell’assetto attuale dell’Università si è affrettato a schierarsi Gaetano Manfredi, appena eletto presidente della CRUI, secondo il quale “la <Buona università> c’è già”. “Serve un’opera di manutenzione”. Manfredi, in particolare, ha sostenuto che c’è bisogno di investimenti sul sistema “sennò perdiamo quanto abbiamo conquistato (abbiamo chi?, ndr)”. (da un documento dell’ANDU del febbraio 2016).

3. IL RUOLO DEL MIUR

“Il deplorevole comportamento del MIUR
 Le Organizzazioni universitarie hanno ripetutatamente chiesto un confronto articolato e approfondito con il MIUR per discutere alcuni dei problemi più importanti dell’Università e, in particolare, la drammatica questione dei precari, del pre-ruolo e del reclutamento in ruolo, che va nettamente separato dalla progressione di carriera.
 Per ben tre volte nell’ultimo anno (a luglio scorso, a febbraio e a giugno di quest’anno) il MIUR – rappresentato da Marco Mancini, capo di dipartimento e delegato dal Ministro pro-tempore, e da Daniele Livon, direttore generale del MIUR – si è impegnato ad attivare immediatamente dei Tavoli tecnici tematici (prioritariamente quello sul precariato) e per tre volte non è stato dato seguito agli impegni assunti, senza alcuna spiegazione.
 Un comportamento questo politicamente e istituzionalmente esecrabile, peraltro coerente con il ruolo svolto da anni dal MIUR di complicità nell’attuazione del progetto di demolizione dell’Università, a favore di ristretti gruppi accademico-confindustriali che vogliono gestire in proprio le risorse pubbliche destinate all’alta formazione e alla ricerca.” (dal documento unitario del luglio 2017).

4. IN ALTERNATIVA ALLA CRUI: Autonomia del Sistema nazionale degli Atenei

Per combattere le oligarchie locali e nazionali e per difendere l’autonomia del Sistema nazionale degli Atenei dai poteri forti esterni e interni all’Università occorre smetterla di stare al gioco truccato della competizione tra gli Atenei e della loro finta autonomia: gli atenei devono collaborare nell’interesse del Paese e devono difendere insieme l’autonomia dell’intera Università.

Per questo bisogna cancellare l’attuale figura del rettore padrone-assoluto (e quindi il ruolo della CRUI), prevedendo un Senato accademico eletto e composto democraticamente a cui affidare la gestione dell’Ateneo, escludendo il rettore da questo organismo e dal Consiglio di Amministrazione. A livello nazionale è indispensabile un Organismo di coordinamento degli Atenei, composto ed eletto direttamente da tutte le componenti, e, per i docenti, senza suddivisioni categoriali e settoriali.” (da un documento dell’ANDU dell’ottobre 2016).

5. E’ NECESSARIO UN ALTRO CUN

E’ necessaria “la costituzione di un organismo democratico di autogoverno universitario del Sistema nazionale, al posto dell’attuale CUN che, per compiti e composizione, è stato concepito per dare spazio assoluto alla CRUI, organismo che rappresenta il sistema di potere dei rettori, così come dettato dalla confindustriale “lobby trasparente” TreeLLLe che chiedeva di “assumere la Conferenza dei Rettori (Crui) quale referente per la consultazione, il confronto e la verifica del consenso sulle più rilevanti scelte di governo del sistema: ciò in quanto la Crui è espressione dei responsabili della gestione degli atenei e struttura istituzionalmente autonoma e indipendente (!) rispetto al Ministero.” (da un documento dell’ANDU del giugno 2016).

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UNIVERSITA’, PRECARI E MIUR

Mar, 18/07/2017 - 16:59
  ADI, AIPAC, ANDU, ARTeD, CISL Università, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, CRNSU, Federazione UGL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS Docenti Università, UDU, UIL RUA
  1. LA DISSOLUZIONE DELL’UNIVERSITA’
  2. IL DEPLOREVOLE COMPORTAMENTO DEL MIUR
  3. IL DRAMMA DEI PRECARI E LA DESERTIFICAZIONE DEGLI ATENEI
  4. I PROVVEDIMENTI URGENTI NECESSARI
  5. LA MOBILITAZIONE
per leggere il documento cliccare qui.  
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