Italia: Parma: Università, lettera del Consiglio studenti a tutti gli universitari
Italia: Parma: Università, lettera del Consiglio studenti a tutti gli universitari
Ecco la lettera inviata dal consiglio studenti dell’università degli studi di Parma a tutti gli studenti del nostro Ateneo, riguardante le conseguenze dei tagli e delle riforme governative per l’università di Parma. A firma Gianluca Scuccimarra ,Presidente Consiglio Studenti UniPR, Responsabile Organizzazione UdU Parma
Gentili studenti,
questa lettera ha l’obiettivo primario di informare voi
e le vostre famiglie sulla reale condizione del nostro
Ateneo e dell’Università pubblica italiana. Riteniamo
infatti che i grandi cambiamenti che l’Università sta
subendo o si appresta a subire debbano essere
conosciuti in primo luogo dai veri fruitori
dell’Università.
A seguito dei tagli e dei provvedimenti contenuti nella finanziaria (Legge n. 191 23 dicembre 2009), a cui si aggiungono quelli previsti dalla legge 133\2008 e nella successiva legge 1/2009 (ex decreto 180) l’Università e la ricerca pubblica si trovano in una situazione estremamente complicata, in cui è sempre più difficile garantire servizi e didattica di qualità agli studenti. Alcuni dati possono definire oggettivamente la situazione:
- taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario di 1,2 miliardi di euro (le risorse destinate principalmente a stipendi del personale e servizi ordinari degli atenei)
- limiti alle sostituzioni del personale docente e tecnico e amministrativo andato in pensione (turnover al 50%: ogni due pensionamenti è possibile un’unica assunzione);
- blocco del reclutamento dei ricercatori;
- riduzione dei fondi legati al diritto allo studio (borse di studio, alloggi, mense, …)
- blocco dei rinnovi contrattuali di tecnici e amministrativi;
La diminuzione delle risorse renderà difficile già dal prossimo anno la copertura degli stipendi del personale; gli effetti sui servizi offerti agli studenti sono già visibili da mesi (chiusura di biblioteche e sale studio, riduzione degli abbonamenti a riviste scientifiche, riduzione orari dei riscaldamenti, riduzione delle pulizie nei locali universitari, riduzionedegli orari delle segreterie, …) e tenderanno ad aumentare nei prossimi anni.
A questa situazione già difficile si aggiunge, dal 28 ottobre 2009, il disegno di Legge Gelmini, una proposta di “riforma a costo zero” che rischia di indebolire il carattere pubblico dell’Università e della Ricerca e rischia di destabilizzare fin dal prossimo anno accademico la didattica offerta dagli Atenei. Oltre ad un riordino complessivo degli organi di governo dell’ateneo (con la maggior parte dei poteri accentrati nelle mani di Rettore e Consiglio D’Amministrazione), il DDL Gelmini contiene due provvedimenti che incideranno sugli studenti:
1. Diritto allo Studio: viene istituito un fondo “per il
merito” parallelo a quello attualmente utilizzato per
garantire il diritto allo studio, non più basato sui
criteri congiunti di reddito e merito, come prescritto
nell’art. 34 della Costituzione. Non vengono tuttavia
previsti ulteriori finanziamenti per il nuovo fondo, che
potrebbero arrivare da privati. Il “merito” degli
studenti verrà inoltre valutato tramite
prove nazionali standard.
2. Ricerca : viene abolita la figura del ricercatore a tempo indeterminato, sostituita da quella del ricercatore a tempo determinato (contratto di massimo 6 anni), reclutato attraverso concorsi locali, valutati da una Commissione giudicatrice nominata dal Rettore scegliendo tra i professori ordinari dei Dipartimenti, e non più attraverso il sorteggio a livello nazionale tra i professori dello stesso settore scientifico-disciplinare. Attualmente circa il 40% dell’attività didattica è svolta dai ricercatori: nel nuovo quadro la Didattica e la Ricerca saranno affidate a personale qualificato (in possesso di laurea e dottorato) che dopo 6 anni, dopo aver appena maturato esperienza e produttività scientifica, potrà essere lasciato a casa.
I ricercatori del nostro ateneo, come quelli di molti
atenei italiani, hanno da alcuni mesi preso una
posizione decisa verso le misure contenute nel DDL che
penalizzano fortemente la loro figura.
In questo non vengono infatti introdotte norme che
riconoscano il ruolo docente degli attuali ricercatori
svolto spesso gratuitamente; non viene in alcun modo
considerato il lavoro da loro svolto finora né il loro
apporto alla maggior parte dei corsi esistenti; non
viene affrontato il tema dello stato giuridico dei
ricercatori, atteso dal 1980; non ci sono prospettive di
progressione di carriera per i ricercatori a tempo
indeterminato che vengono soltanto messi in esaurimento.
Dal prossimo anno accademico, se non interverranno sostanziali modifiche al DDL Gelmini, la quasi totalità dei ricercatori italiani si limiteranno al solo adempimento degli obblighi previsti dal loro ruolo non confermando quindi la loro disponibilità a tenere corsi, fare esami, partecipare a sessioni di laurea, seguire tesisti. La prima conseguenza sarà una diminuzione drastica delle forze a disposizione delle Facoltà e un peggioramento della qualità della didattica, non solo per i nuovi immatricolati ma anche per chi è già iscritto all’Università.
Inoltre già da gennaio 2011 la maggior parte delle Università italiane non sarà in grado diassicurare il proprio funzionamento ordinario né di rispondere alla domanda di istruzione universitaria proveniente dai neo-diplomati: a seguito di pensionamenti di docenti e amministrativi non ci saranno assunzioni a causa del blocco del turnover e della forte carenza di risorse. L’ateneo di Parma ha al momento un numero di docenti appena sufficiente a garantire l’attuale offerta formativa; i pensionamenti dei prossimi due anni altereranno irreparabilmente questo equilibrio, rendendo vani gli sforzi fin qui fatti dall’Ateneo per contenere la riduzione dei servizi senza aumentare le tasse universitarie come è accaduto in altre Università.
Riteniamo fondamentale che gli studenti della nostra Università siano pienamente consapevoli ed informati riguardo ciò che succederà, o potrà succedere, al nostro ateneo e all’Università italiana a causa degli ultimi provvedimenti e ipotesi legislative, perché è sudi essi che si rifletteranno gli effetti maggiori
la Repubblica, 28/07/10
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