Italia: "Mailbombing" ai partiti d'opposizione: "Rompere il silenzio" sulla riforma Gelmini
Italia:
"Mailbombing" ai partiti d'opposizione: "Rompere il silenzio" sulla
riforma Gelmini
L'iniziativa di docenti
e ricercatori dell'ateneo di Salerno per chiedere "attenzione,
lungimiranza e coraggio" contro un provvedimento che rischia di
"smantellare la formazione e la ricerca"
Inviare una mail per salvare l'università. Parte da Salerno l'ultima
protesta contro la riforma Gelmini. Protagonisti i docenti e i
ricercatori dell'ateneo salernitano. Che hanno proposto un "mailbombing
rivolto ai capigruppo dei partiti d'opposizione alla Camera e al
Senato". Oggetto della mail: "rompere il silenzio". Contenuto una
richiesta di "attenzione, lungimiranza e coraggio" per combattere un
provvedimento che rischia di "smantellare la formazione e la ricerca".
Ne parliamo con Miriam Voghera, docente di Linguistica Generale
nell'Università di Salerno, che a Repubblica.it racconta genesi e
sviluppo dell'idea.
Professoressa Voghera, cosa spinge un professore universitario a
usare toni così netti e perentori nei confronti di chi dovrebbe
rappresentarlo?
"Il senso di responsabilità. Chi lavora in questi ambiti sa che anche
dal suo lavoro dipende la formazione delle generazioni future e la
qualità del futuro. Ma se sta per essere approvata una legge che
diminuisce le risorse materiali e umane a disposizione, noi abbiamo il
dovere di rivolgerci con forza ai nostri rappresentanti in Parlamento
per chiedere attenzione, lungimiranza e coraggio. Lo dobbiamo ai nostri
studenti, alle loro famiglie e, per quanto possa suonare retorico, alla
società".
Perché un mailbombing all'opposizione e non alla maggioranza?
"L'idea che la scuola e l'università siano un bene di tutti e per
tutti non appartiene ai partiti
di questo governo. Rivolgersi a loro perché difendano la scuola,
la ricerca e l'università pubbliche di qualità è privo di senso
politico: è un po' come a chiedere alla Lega di difendere la libertà
religiosa. Altra cosa è rivolgersi a chi ha fatto della difesa della
scuola, della ricerca e dell'università pubblica un punto del proprio
programma politico. E' a questi senatori e deputati che chiediamo conto
del loro operato e del perché non abbiano fatto della riforma
dell'università un grande tema di dibattito nazionale".
Quali saranno le condizioni reali dell'università italiana se la
riforma Gelmini dovesse essere approvata?
"L'Italia, secondo l'Istat, spende per lo sviluppo e la ricerca circa
266 euro per abitante contro una media europea di circa 432 euro. Quindi
è bene sapere che l'idea che l'università sprechi enormi quantità di
risorse è falsa, semplicemente perché le risorse sono già pochissime. La
riforma Gelmini taglierà ancora risorse in due modi: darà meno soldi e
bloccherà la possibilità di assumere i professori e i ricercatori che
via via andranno in pensione. Questo certo non favorirà l'inserimento
di giovani ricercatori".
E l'altro modo?
"Anziché affrontare e risolvere la questione dello stato giuridico
dei ricercatori, si inventano dei ricercatori a tempo determinato che
dovranno lottare contro gli attuali ricercatori per dei posti che
comunque non ci saranno. Infine, ciò di cui nessuno parla, ma che temo
sia l'obiettivo vero della riforma".
Ovvero?
"Il Ddl prevede una riforma del sistema di governo delle università,
esautorando, di fatto, i Senati accademici e trasferendo ampi poteri ai
consigli di amministrazione che saranno aperti a personalità con
esperienza in campo gestionale e professionale, di cui non vengono
indicate le competenze necessarie".
L'università come un'azienda. Che ricadute avrà questa
decisione?
"Si toglie l'università ai professori per darla ai cosiddetti
manager. Con la piccola differenza che mentre i professori, i
ricercatori, gli assegnisti di ricerca e persino i dottorandi devono
sottoporsi a valutazioni periodiche, per i manager la meritocrazia non
vale mai".
Chi ci perde e chi ci guadagna con la riforma?
"La riforma fatta dalla ministra Gelmini al grido di 'Abbasso i
baroni' è una riforma contro gli studenti che avranno corsi di laurea
più poveri. Contro gli attuali ricercatori, che restano senza
prospettive. Contro la meritocrazia perché affida il governo
dell'università a personalità che non saranno sottoposte a un giudizio
pubblico. E i soliti noti ne trarranno giovamento".
Il testo della lettera
Ai Senatori e ai Deputati eletti nelle liste dell'opposizione
Non abbiamo votato per il governo ma per i partiti oggi all'opposizione,
perché ritenevano - e vogliamo continuare a ritenere - che voi
dell'opposizione avreste lavorato per il necessario sviluppo della
scuola, dell'università e della ricerca pubblica, che costituiscono il
futuro non solo culturale e intellettuale, ma anche economico-produttivo
del nostro Paese.
Non vediamo proposte credibili che portino il vostro segno a favore
dell'istruzione e della ricerca pubblica. A fronte di una scarsa
progettualità, intravediamo segnali di parziale consenso o velato
dissenso al Ddl Gelmini. Poiché il Ddl ha come effetto la distruzione
della qualità formativa e scientifica del sistema universitario,
impedendo investimenti per la ricerca e la didattica, riterremo ogni
forma di sostegno diretto o indiretto come una negazione del patto che
lega noi elettori ai nostri rappresentanti.
In assenza dell'elaborazione di concrete proposte alternative che
contrastino il Ddl Gelmini nei fondamenti e nelle prospettive, siamo
pronti a ripensare il nostro sostegno ai vostri partiti per i quali
potremmo non votare alle prossime elezioni.
la Repubblica, 29/07/10
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